I blocchi atrio-ventricolari sono un disturbo del ritmo cardiaco, caratterizzato da un rallentamento o dalla mancata conduzione dello stimolo elettrico attraverso il nodo atrio-ventricolare, struttura che si trova alla base dell’atrio destro. I blocchi possono essere di tre gradi.
Il blocco atrio-ventricolare di primo grado (BAV I) è un disturbo del ritmo cardiaco caratterizzato da un ritardo di conduzione che coinvolge più comunemente il nodo atrio-ventricolare e il fascio di His, con conseguente prolungamento dell’intervallo pQ. È tipico di paziente con ipertono vagale, come le razze brachicefale, soprattutto nei periodi di bassa frequenza cardiaca e in associazione ad altre condizioni come aritmia sinusale e wandering pacemaker. È solitamente ben tollerato, senza segni clinici evidenti e può essere esacerbato da terapie farmacologiche o patologie intracraniche. È un disturbo del ritmo che non richiede terapia.
Il blocco atrio-ventricolare di secondo grado (BAV II) è un disturbo del ritmo cardiaco caratterizzato dalla presenza di onde p non associate a complessi QRS con predisposizione in cani di razza Boxer, Chow Chow, Cocker Spaniel, Golden Retriever, Labrador Retriever, Poodle e Shih Tzu. Il BAV II viene classificato in Mobitz tipo I e tipo II. Il primo, chiamato anche Wenckebach, si ha quanto è presente un progressivo prolungamento degli intervalli pQ precedenti il blocco mentre il secondo è caratterizzato da intervalli pQ stabili. Altra cosa importante è sapere se si tratta di un blocco di alto o basso grado, in base al numero di onde p bloccate consecutive. Blocchi con rapporto di conduzione 2:1 (una condotta e una bloccata) sono descritti in cani a riposo durante i periodi di bradicardia, invece la presenza di un rapporto di conduzione 3:1 o superiore sono considerati di alto grado, spesso associati a pause importanti, e necessitano di attento monitoraggio. I BAV II 2:1 fissi sono da attenzionare particolarmente, perché ne è stata dimostrata una tendenza alla progressione ed inoltre perché sembrerebbero comportare un maggior rimodellamento cardiaco secondario. I pazienti affetti da un BAV II di alto grado possono manifestare debolezza, letargia, intolleranza all’esercizio fisico e sincope. In pazienti affetti da BAV II è necessario eseguire un controllo del potassio ematico, in quanto una condizione di iperkaliemia può risultare in un ritardo nella conduzione atrio ventricolare, e contestualmente un esame ECG ed Holter. Tali esami sono fondamentali per la classificazione del BAV, per evidenziare la presenza di pause troppo lunghe durante l’attività ventricolare e per il monitoraggio a lungo termine, in quanto un BAV II può sempre evolvere in un blocco completo, condizione ben più severa che richiede l’impianto di un pacemaker.
Nelle condizioni in cui si sospetta una condizione vago mediata, può essere appropriato eseguire un test dell’atropina e valutarne la risposta.
Il blocco atrio-ventricolare di terzo grado (BAV III) è un disturbo del ritmo in cui si ha una dissociazione completa tra atri e ventricoli, per cui esiste una predisposizione in cani di razza Labrador, Springer spaniel e German Shepherd. La sua eziologia è tutt’oggi sconosciuta, tuttavia tra le cause sono state annoverate la fibrosi del sistema di conduzione, calcificazioni, infezioni (endocarditi), neoplasie, amiloidosi e miocarditi. È riportata anche una forma transitoria, descritta in soggetti giovani. Nel gatto è spesso associato a ipertiroidismo e cardiomiopatia ipertrofica. L’esame elettrocardiografico mostrerà la presenza di due ritmi distinti, uno atriale e uno ventricolare di scappamento, con complessi QRS con morfologia variabile, stretti in caso di ritmo giunzionale di scappamento mentre larghi e dalla morfologia bizzarra in presenza di un ritmo ventricolare. La frequenza cardiaca atriale e ventricolare è differente, la seconda varia a seconda dell’origine dello stimolo ventricolare. Lo studio ECG e l’esame Holter sono fondamentali per la diagnosi, mentre la terapia consiste nell’impianto di pacemaker.